Opera di Sfondo



L'opera sullo sfondo del Blog è il leggendario dipinto "E tempore pietatem nec veniam", still life dall'atmosfera umanistica, contemporanea rivisitazione delle "Vanitas" della pittura barocca: gli oggetti dello studio di un misterioso individuo, la cui effigie scolpita nella maschera di argilla domina la scena, sembrano parlarci, attraverso la loro stessa postura in questo "teatro delle cose private", di una mente alla continua, inquieta ricerca di ogni sapere. I libri, attori principali della rappresentazione, tòlti dallo scaffale e disposti sul tavolo per la sessione di studio, vengono lasciati aperti a metà ed accatastati ansiosamente nel corso della consultazione, inseguendo le intuizioni che si succedono vertiginose le une alle altre.
Ecco infatti dapprima sulla destra in penombra, sotto due antiche ampolle di veleno, su una delle quali si intravede la dicitura "laudanum", il poderoso tomo dell'"Odissea" di Omero, che segna l'inizio dell'avventura ideale della mente, da subito ricca di insidie, potenzialmente letali.
Quindi sei volumi, simmetricamente disposti e addossati all'effigie del protagonista assente: due dal titolo rimasto oscuro, stagliati obliquamente sullo sfondo, e due palesemente visibili in primo piano, "Le porte della Percezione" di Aldous Huxley e "Morire" di Arthur Schnizler, antitetici poli di apertura e chiusura di un ciclo.
E due altri, infine, che rompono la drammatica e silente penombra col il caldo biancore delle pagine squadernate nello spazio, mostrando l'uno una manierata forma di incipit, "lectori benevolo, (al benevolo lettore, n.d.r), l'altro un frontespizio con il titolo dell'opera letteraria e del dipinto stesso, appunto "E tempore pietatem nec veniam".
Ai lati del gruppo centrale eloquenti presenze assistono al consumarsi della vicenda, definendone con la loro presenza il tono narrativo: Un vaso, simbolo dell'uomo pronto ad accogliere la conoscenza, lascia attraversare l'alabastro in cui è scolpito da un pallido e translucente raggio di luce, che diviene più acuto nel riflesso sulla sfera di cristallo, icona dell'imperscrutabile segreto della vita.
E infine all'estrema sinistra una spada di finissima fattura, con l'elsa esoticamente traforata, trapassa con gesto improbabile il torace di un discobolo, ritratto a figura intera in un bronzetto da tavolo: tragedia virtuale e sommessa ironia si uniscono nell'immagine della beffa esistenziale.
Tutto è effimero - sembrano insomma dirci senza parlare questi oggetti -  nulla dura per sempre: dal tempo potremo ottenere nel caso migliore pietà per ciò in cui abbiamo mancato, ma mai perdono per le occasioni che ci siamo lasciati sfuggire e che non potranno ripresentarsi nuovamente.
Tutta giocata sulla tavolozza dei grigi e dei bruni, l'opera, di medie dimensioni, presenta una composizione dall'equilibrio narrativo letteralmente perfetto, benché insolito nella distribuzione di vuoti e pieni, con quel varco verso la parete di fondo proprio nella zona centrale della scena.
Eseguita su una preziosa tela di lino preparata secondo la classica ricetta rinascimentale, è restituita con un tocco pittorico di incredibile eleganza, al di fuori dello stesso tempo di cui, nel tema trattato, si evocano visivamente le inflessibili leggi.
L'opera, amatissima dal pubblico della rete, ha avuto finora grande successo per quanto riguarda la vendita di multipli a numerazione progressiva. La possibilità di avere da oggi, per l'edizione a tiratura limitata, la certificazione ArtTrust, che garantisce univocamente l'autenticità della provenienza del multiplo direttamente dall'autore o suoi diretti rappresentanti e licenziatari, aggiunge nuovi e irresististibili motivi all'acquisto.


Jervé - "E tempore pietatem nec veniam"
Olio su lino - 2002 - N° Cat. Iconicon™ P00230
22,83x14,56" (cm 58x37)
Cornice originale unico in legno e foglia argento


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