lunedì 6 dicembre 2010

Chardin, tranquilla sapienza e magìa quotidiana

Jean Baptiste Simenon Chardin
"Davanti a uno Chardin ci si ferma, come d'istinto, alla maniera del viaggiatore che, stanco del suo andare, si siede, quasi senza accorgersene, non appena trova un letto d'erba, silenzio, acqua, ombra, frescura".
Denis Diderot, 1767
Mai parole furono così centrate per descrivere quella sensazione di atavico ristoro dello spirito che si prova imbattendosi in un dipinto di Chardin.
Un pittore che, proprio per quel suo rivolgersi ai temi semplici, evitando accuratamente i soggetti celebrativi e rinunciando di proposito all'ambizione, finisce per celebrare la dignità delle cose quotidiane mostrandone la silente, intrinseca grandezza e l'universale, eterna poesia.
Lo Chardin che non si è accodato all'antagonismo professionale degli altri artisti sulla scena parigina ma ha scelto un tema "secondario" come quello della natura morta, diventandone uno dei maestri assoluti di ogni tempo, ha costruito proprio su questo la sua statura ormai consacrata di gigante dell'arte pittorica.
Eccolo, mentre da dietro gli occhiali rotondi il suo sguardo placido, sapiente e beffardo sembra osservarci divertito.
La sua fisionomia denuncia inequivocabilmente un genotipo flemmatico e un fenotipo sanguigno: ecco spiegata la pazienza con cui cura gli impasti pittorici, facendoli vibrare in modo magico, e il tocco di ironia e lievità che sempre accompagna la sua visione.
Insomma, oltre all'incredibile bravura, la simpatia era certamente un tratto della personalità del grande Jean Baptiste Simenon Chardin.
(Parigi, 2 novembre 1699 – Parigi, 6 dicembre 1779)
Jervé

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