mercoledì 15 dicembre 2010

Duchamp, la magica follia delle significanze

Marcel Duchamp
Ormai la storia ha decretato che Marcel Duchamp è colui che all'inizio del Novecento ha dato all'arte occidentale lo scossone che ha aperto la strada al successivo fiorire di tutti i linguaggi artistici del secolo e al formarsi dell'estetica contemporanea.
Non potremmo concepire l'attuale ampiezza del concetto di ciò che consideriamo arte se, con folle quanto lucido estremismo concettuale, nel 1917 egli non avesse prelevato un orinatoio di porcellana dal suo contesto abituale, gli avesse dato un titolo e un ruolo nuovi e l'avesse messo in mostra in galleria.
Una operazione, come altre analoghe, per la quale venne giustamente considerato il padre del movimento Dada.
Ad un simile gesto radicale giunse dopo una fase di pittura che lui definiva "retinica", che abbandonò al compimento di non più di una cinquantina di dipinti. Seguirono quindi le grandi e rivoluzionarie opere concettuali, dopo le quali Duchamp si dedicò agli scacchi, attività che lo vide giungere ai massimi livelli internazionali.
Biografia singolare, tanto bizzarra quanto geniale, di un vero e proprio alchimista della semantica, che in questa foto ci guarda sornione e tranquillo, covando certamente l'ennesimo colpo di genio che le nostre menti autolimitate e così poco inclini al gioco totale non potranno in alcun modo prevedere.
Costituzione evidentemente Ectoide, magro e scavato, con una intelligenza fine e speculativa, capace dei più acrobatici paradossi, Duchamp ha un genotipo Shao Yin (nervoso) e un neurotipo Jue Yin (sanguigno). Come dire: una miscela esplosiva di eleganza innata e spettacolare esibizionismo.
(Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 - Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968)

martedì 7 dicembre 2010

Richter, rigore germanico dalla figura all'astrazione

Gerhard Richter
È stato definito un pittore pop, ma se c'è qualcosa che non è intenzionale nella sua poetica è il voler piacere a tutti costi alla massa. La sua ricerca, da sempre rigorosa e senza tentennamenti, è partita da una pittura figurativa dalla inconfondibile pennellata morbida, spesso volutamente sfocata, con cui affronta i temi tradizionali di ritratto, paesaggio e natura morta, suddividendoli in ulteriori sottotemi (nuvole, donne, teschi, candele, nudi, aerei) e trattandoli in chiave del tutto contemporanea, con l'impiego deliberato di fotografie come base della composizione. In seguito è passata per una forma di astrazione che comunica all'osservatore un mix di libertà, ascetismo ed eleganza giocata su grandi, colorate e silenziose tele.
Ed è infine giunta all'attuale ricerca di astrazione totale, articolata sulle tavole di variazione cromatica, ricerca che ha trovato una solenne consacrazione nella grande mostra tenutasi recentemente alla Serpentine Gallery di Londra.
Come vediamo dalla foto sopra, l'artista ha genotipo Jue-Yin e neurotipo Tai Yin, il che spiega da una parte l'esuberanza concettuale e la libertà coloristica, mentre dall'altra la cura tecnica maniacale della pennellata, sia essa morbida e volutamente nebulosa come nella fase figurativa, sia decisa e perfetta nei contrasti delle studiate sovrapposizioni cromatiche proprie delle opere astratte, come della precisione matematica delle formule usate per l'ultima fase di ricerca pittorica, appunto quella delle tavole di colore.
Il suo sito, www.gerhardrichter.com è un monumento della comunicazione d'arte, scientificamente perfetto, esaustivo, un vero e proprio viaggio nell'estetica del nostro tempo.
(Dresden, 9 febbraio 1932 - vivente)

lunedì 6 dicembre 2010

Chardin, tranquilla sapienza e magìa quotidiana

Jean Baptiste Simenon Chardin
"Davanti a uno Chardin ci si ferma, come d'istinto, alla maniera del viaggiatore che, stanco del suo andare, si siede, quasi senza accorgersene, non appena trova un letto d'erba, silenzio, acqua, ombra, frescura".
Denis Diderot, 1767
Mai parole furono così centrate per descrivere quella sensazione di atavico ristoro dello spirito che si prova imbattendosi in un dipinto di Chardin.
Un pittore che, proprio per quel suo rivolgersi ai temi semplici, evitando accuratamente i soggetti celebrativi e rinunciando di proposito all'ambizione, finisce per celebrare la dignità delle cose quotidiane mostrandone la silente, intrinseca grandezza e l'universale, eterna poesia.
Lo Chardin che non si è accodato all'antagonismo professionale degli altri artisti sulla scena parigina ma ha scelto un tema "secondario" come quello della natura morta, diventandone uno dei maestri assoluti di ogni tempo, ha costruito proprio su questo la sua statura ormai consacrata di gigante dell'arte pittorica.
Eccolo, mentre da dietro gli occhiali rotondi il suo sguardo placido, sapiente e beffardo sembra osservarci divertito.
La sua fisionomia denuncia inequivocabilmente un genotipo flemmatico e un fenotipo sanguigno: ecco spiegata la pazienza con cui cura gli impasti pittorici, facendoli vibrare in modo magico, e il tocco di ironia e lievità che sempre accompagna la sua visione.
Insomma, oltre all'incredibile bravura, la simpatia era certamente un tratto della personalità del grande Jean Baptiste Simenon Chardin.
(Parigi, 2 novembre 1699 – Parigi, 6 dicembre 1779)
Jervé